“Delitto d’odore”.
Molestia olfattiva: diamoci una regola

L'odore cattivo è un reato

Le molestie olfattive sono un reato

L'odore cattivo è un reato

Non trattato alla stregua di un crimine delittuoso, certo, ma il fastidio provocato da emissioni odorigene assume oggi rilevanza penale. Però una legge italiana in materia ancora non c’è.
Perché gli odori e la percezione degli odori sono qualcosa di molto complesso e difficile da regolamentare giuridicamente.
Conflitti e controversie legali su puzze ed emanazioni maleodoranti che arrecano disturbo riguardano ormai non solo le attività industriali o commerciali, ma anche l’ambito domestico e la convivenza condominiale: se il vicino mi impesta la casa con intensi e perduranti effluvi di fritto, che non sopporto e mi rovinano la vita provocando problemi e disagi di vario genere, intento una causa. E la vinco.

In mancanza di una normativa che disciplini gli odori, stabilendo criteri, soglie e valori limite, i giudici si rifanno al principio di tollerabilità, che può essere “normale” o “stretta”. Oggi prevale quest’ultima, ritenuta più adeguata a tutelare l’ambiente, la salute umana e il sacrosanto diritto alla qualità di vita.
Come recita la sentenza di Cassazione n. 36905/2015 (richiamata anche dalla 2240/2017 di cui abbiamo già parlato qui), “laddove manchi la possibilità di accertare obiettivamente, con adeguati strumenti, l’intensità delle emissioni”, la valutazione può basarsi su testimonianze di persone a diretta conoscenza dei fatti o particolarmente qualificate (es. tecnici), purché non si tratti “di valutazioni meramente soggettive o di giudizi di natura tecnica, ma si limitino a riferire quanto oggettivamente percepito”.

Servono regole certe e valide per tutti.

Occorre dunque definire parametri oggettivi di valutazione, fondati e misurati scientificamente. Ma la percezione sensoriale, e olfattiva in particolare, ha una componente soggettiva ineludibile e non di poco conto. L’olfatto è un senso estremamente sofisticato (di cui ancora conosciamo poco) che ha a che fare con la memoria, le emozioni, l’immaginazione del singolo individuo, dunque ha una preminente connotazione personale.
L’odore che una persona percepisce come buono, per un’altra può essere cattivo e spiacevole, quindi il giudizio sul tono edonico (gradevole/sgradevole) sarà differente. E la soglia percettiva dell’intensità di un odore può essere molto diversa, con il conseguente giudizio sul disturbo che ne deriva: ciò che per uno è appena leggermente fastidioso, per un altro è altamente irritante, intollerabile.
In contesti dove l’esposizione a emissioni odorigene può essere prolungata, spesso la sensibilità all’odore si acuisce, la situazione si esaspera, innescando dinamiche conflittuali in cui si sommano vari fattori, anche culturali e psicologici.

Ma come misurare la percezione, che è soggettiva?

Com’è possibile ridurla a valori quantitativi certi e incontrovertibili, su cui basare una valutazione obiettiva?
Possiamo quantificare e misurare tecnicamente la “forza” di un odore, la sua intensità, e anche analizzare chimicamente la sua concentrazione nell’aria. Ma già stabilire il tono edonico, quanto sia piacevole o spiacevole, implica una certa dose di arbitrarietà superabile solo per convenzione, diciamo per “patteggiamento”: si definisce una classificazione, una scala di misurazione, accettabile per tutti.
Possiamo determinare se il senso dell’olfatto di una persona sia integro o meno, e diagnosticare l’eventuale disturbo, stabilendo se la sua percezione di un odore sia corretta o falsata da alterazioni. Con un test di olfattometria clinica e un olfattometro da ricerca, per esempio, si possono diagnosticare e analizzare patologie quali il Disturbo Post Traumatico da Stress.

Scentroid SC300P olfattometro da ricerca
Ma determinare l’obiettività di una percezione umana, o parametri oggettivi che ne misurino la qualità e veridicità, è altra questione.
Per stabilire in maniera valida per tutti quali puzze siano sopportabili o insopportabili, e fino a che punto, nell’impossibilità di misure del tutto oggettive dobbiamo trovare il modo di evitare l’assolutamente soggettivo.
Anche con un po’ di buon senso.

Noi umani distinguiamo tra puzze “buone” e “cattive” secondo il nostro mondo e il nostro tempo, condizionati cioè dal nostro modo di vivere, pensare, produrre.
Oggi non vogliamo sentire l’odore di fritto o di un campo concimato a letame, mentre tolleriamo gli scarichi delle auto e ci piace il profumo di un deodorante chimico.
“Il profumo del progresso e la puzza della natura”, ricorda Aldo Nove nel suo In principio era il profumo, rievocando le trasformazioni e lo spirito degli anni Settanta in pieno sviluppo industriale, quando “Stava nascendo un’umanità senza odori o forse un’umanità permeata di odori che non volevano più essere umani”.
Anche su questo possiamo riflettere.

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