Emissioni odorigene.
La novità del Codice Ambiente: art. 272-bis

Normativa emissioni odorigene

Novità normative interessanti sulle emissioni odorigene sono contenute nell’articolo 272-bis introdotto nel Testo Unico Ambientale (Dlgs n. 152/2006) di recente con il decreto legislativo n. 183/2017, in vigore dal 19 dicembre scorso (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 293 del 16/12/17).

Articolo 272-bis “Emissioni odorigene”

Il nuovo disposto di legge, articolato in due commi, anzitutto indica una serie precisa di importanti misure che le normative regionali e le autorizzazioni possono prevedere al fine di prevenire e limitare le emissioni (comma 1).
Inoltre, affida ruolo e poteri di indirizzo in materia al Coordinamento tra Ministero dell’Ambiente, Regioni e autorità competenti in materia di aria ambiente. Questo ci sembra un cambiamento importante perché apre una prospettiva di concertazione che, nel frammentato quadro normativo italiano, è un’ottima premessa per un’azione coerente in materia di inquinamento olfattivo e controllo degli odori.
Ma vediamo più in dettaglio le novità dell’art. 272-bis.

Misure di prevenzione e limitazione

Il comma 1 sancisce che le norme regionali e le autorizzazioni, considerando le caratteristiche degli impianti o attività con potenziale impatto odorigeno e della zona interessata, possono disporre specifiche misure di prevenzione e limitazione delle emissioni:
a) valori limite di emissione espressi in concentrazione (mg/Nm3) per le sostanze odorigene;
b) prescrizioni impiantistiche e gestionali e criteri localizzativi, incluso l’obbligo di attuazione di piani di contenimento;
c) procedure per definire criteri localizzativi, nell’ambito del procedimento autorizzativo, in funzione della presenza di ricettori sensibili nell’area intorno all’impianto;
d) criteri e procedure per definire, sempre in ambito autorizzativo, portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m3 o ouE /s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento;
e) specifiche portate massime o concentrazioni massime di emissione per le fonti.

Resta fermo, in caso di disciplina regionale, il potere delle autorizzazioni di stabilire valori limite più severi.

Il Coordinamento in materia di aria ambiente

Il comma 2 dell’art. 272-bis chiama in causa un altro soggetto, il Coordinamento tra Ministero dell’Ambiente, Regioni e autorità competenti in materia di aria ambiente, per il quale si stabilisce che:
“può elaborare indirizzi in relazione alle misure previste dal presente articolo. […] possono essere previsti, anche sulla base dei lavori del Coordinamento, valori limite e prescrizioni per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti di cui al presente titolo, inclusa la definizione di metodi di monitoraggio e di determinazione degli impatti.”
Il Coordinamento è un organismo tecnico-politico istituito presso il dicastero dell’Ambiente dall’art 20 del Dlgs n.155/2010. Coinvolge il Ministero della Salute e rappresentanti degli Enti locali oltre a ISPRA, ENEA, CNR e altre autorità competenti, con rappresentanti di agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Opera con compiti di studio e poteri di indirizzo, per elaborare linee guida “anche al fine di garantire un’attuazione coordinata e omogenea delle nuove norme”.
Il suo intervento crediamo possa imprimere una svolta decisiva in fatto di prevenzione, gestione e controllo dell’inquinamento odorigeno, promuovendo l’applicazione armonizzata di criteri e linee guida avanzati per un inquadramento normativo unitario della materia.
Questo permetterebbe di superare l’attuale situazione di carenza e frammentarietà delle discipline vigenti in Italia, per affrontare con maggiore efficacia il problema delle molestie olfattive e garantire in modo più compiuto il diritto a respirare un’aria pulita.