Molestie olfattive: sì, qualche norma c’è

Appunti dal workshop di Trieste

Lo scorso febbraio si è tenuto a Trieste un interessante Workshop e Tavola Rotonda su “Stato della scienza e tecnologia e problemi aperti sulla caratterizzazione e gestione delle molestie olfattive”.

Tra i relatori, Andrea N. Rossi di Progress srl è intervenuto su un tema a noi caro, ossia la regolamentazione sulle molestie olfattive in Italia e le prospettive aperte dall’articolo 272-bis del Testo Unico Ambientale, in vigore dal dicembre 2017. Sulla questione è impegnato anche un gruppo di lavoro ad hoc all’interno dell’UNI, l’ente di normazione italiano.

Abbiamo dedicato un post a questa importante novità del Codice Ambiente, e ci torniamo per condividere e sostenere le riflessioni emerse nel corso dell’appuntamento triestino.

Leggi regionali: un valido riferimento

Quando parliamo di misurazione e monitoraggio delle emissioni odorigene, una domanda ci viene rivolta con frequenza: ma qual è il limite fissato per legge?

Ebbene, se con “limite di legge” intendiamo una soglia di odore quantificata e stabilita dalla normativa italiana, valida cioè per l’intero territorio, allora la risposta è che tale soglia non esiste per il semplice fatto che non esiste una disciplina nazionale in materia. Tant’è che, quando le questioni di molestia olfattiva arrivano in tribunale, a fronte del vuoto legislativo i giudici si rifanno al “getto pericoloso di cose” (art. 674 codice penale) e al principio di “stretta tollerabilità” (ne abbiamo parlato a proposito di emissioni odorigene come reato e di “delitto di odore”).

 

Tuttavia oggi esistono nella normativa italiana dei precisi valori di accettabilità e tollerabilità del disturbo olfattivo generato da insediamenti produttivi a impatto odorigeno. Sono indicati nelle Linee guida emanate in questi ultimi anni dalle Regioni Lombardia, Piemonte, Puglia e dalla Provincia autonoma di Trento.

Certo, le norme regionali hanno valenza di legge statale all’interno del proprio territorio, e occorre quanto meno un’armonizzazione sia dei metodi di misurazione delle emissioni odorigene sia dei limiti del disturbo olfattivo, che renda possibile criteri d’applicazione omogenei a livello nazionale.

Resta però il fatto che oggi, dopo l’entrata in vigore dell’articolo 272-bis del Codice Ambiente che riconosce e attribuisce poteri in materia agli enti regionali e autorizzativi e prevede un organismo di Coordinamento, non si possono ignorare questi riferimenti.

Scienza e tecnologia degli odori a Trieste

Il worksghop organizzato a febbraio dall’Università di Trieste e dall’Ordine regionale dei Chimici del Friuli Venezia Giulia apriva una settimana di incontri dei gruppi di lavoro CEN (Comitato Europeo di Normazione) che definiscono le norme tecniche per la caratterizzazione degli odori. Vi ha preso parte anche Ton van Harreveld, coordinatore dei gruppi CEN/TC264/ WG 2 e WG41, che ha illustrato il percorso del CEN su un obiettivo tecnico fondamentale: l’aggiornamento della norma europea sulla misura della concentrazione di odore.

Per chi volesse approfondire, sul sito del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Trieste sono scaricabili tutte le relazioni.

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